Hawaii: Oahu e Maui in 8 giorni – Seconda parte

Sep 9, 2020 | Viaggi

Ci eravamo lasciati due settimane fa con la prima parte del nostro itinerario su Oahu e Maui. Se ve lo siete perso vi lascio il link all’articolo cliccando qui.

Ma proseguiamo con il tour riprendendo dal quarto giorno.

 

Giorno 4: Haleakala National Park, Kaanapali beach e Kapalua beach

Sveglia presto (anzi, prestissimo) per raggiungere la cima del vulcano Haleakala prima dell’alba. Guidiamo fino all’entrata del parco nazionale, il costo d’ingresso è di 30$ per vettura, ma se avete il National Park Pass, non dovete pagare l’entrata. Mi raccomando di prenotare per tempo la reservation per assistere all’alba, altrimenti non potrete accedere al parco prima delle sette del mattino, quando il sole è già sorto.

La prenotazione la potete fare online sul sito ufficiale del parco al misero costo di 1$, ma è l’unico modo per poter vedere l’alba, ed essendo l’attrazione principale del parco, vi suggerisco di non perdervela. Prendetevi per tempo ed effettuate la prenotazione anche settimane prima, purtroppo noi ci siamo prese in ritardo ed era disponibile solamente quel giorno e abbiamo dovuto cambiare un po’ i piani.

Una volta superato il Visitor Center, saliamo fino alla cima, parcheggiamo l’auto e ci avviamo al Point View, aspettando di vedere i primi raggi della giornata. Attenzione, vi troverete a 10.000 piedi di altezza, che corrispondono a circa 3000 metri di altitudine. Se soffrite di pressione bassa, la testa potrebbe girarvi un po’, assicuratevi di essere ben idratati.

E verso le sei comincia lo show: io e la mia compagna di viaggio assistiamo a una delle albe più suggestive della nostra vita. Sarà le poche ore di sonno, sarà che se mi avessero detto che avrei assistito all’alba sopra la cima di un vulcano alle Hawaii non ci avrei creduto, ma il momento è stato indimenticabile e i colori e l’atmosfera sono veramente valsi la pena della mezza nottata a guidare.

Vi consiglio di vestirvi più pesanti, con una maglia a maniche lunghe e una giacca (non troppo pesante). Data l’altitudine, le temperature non sono alte. Una volta sorto il sole, siamo riscese con l’auto fermandoci nei vari Point View per fare qualche foto, ma la permanenza è molto breve.

Proseguiamo quindi guidando verso il lato opposto dell’isola, più a ovest, raggiungendo Kaanapali beach. Non ve la consiglio, poiché molto (troppo) turistica. Sommersa da resort e hotel, nonostante la spiaggia sia molto bella, ci sono alternative migliori.

Tra queste, la nostra tappa successiva: Kapalua beach, situata poco più a nord. A noi è piaciuta molto. Anch’essa turistica con hotel e case sulla spiaggia mozzafiato, ma dall’atmosfera molto tranquilla, decisamente più piacevole rispetto a Kaanapali. Ve la consiglio molto. Noi siamo rimaste fino a dopo il tramonto e il miglior punto dove ammirarlo è Napili Bay, a poche decine di metri di distanza da Kaanapali, dalla quale non si riesce a vedere il tramonto completo, essendo nascosto da un ristorantino molto carino (vi suggerisco di prenotare in anticipo, noi non abbiamo trovato un tavolo disponibile, ma il menu sembrava molto allettante). Vi consiglio quindi di spostarvi a Napili Bay nel tardo pomeriggio.

Passiamo la serata a Kihei e ad una certa rientriamo sfinite dalla giornata.

 

Giorno 5: Waihee trail, Nakalele Blowhole, Little Beach

Anche oggi sveglia presto, per cominciare la giornata con un piccolo hike. Arriviamo alla base del Waihee trail alle sette del mattino e il tempo non è per nulla dei migliori. Nebbia e umidità con tanto di terreno bagnato e scivoloso ci aspettavano, ma decidiamo comunque di incamminarci. Una volta partite, comincia a piovere ma, temerarie come siamo, non molliamo e decidiamo di proseguire comunque. Arrivate in cima, dopo circa 40 minuti di salita, completamente fradice, delusione totale: la nebbia fitta e il mal tempo non permettevano di vedere nulla che fosse a più di due metri di distanza. Decidiamo comunque di prenderci 10 minuti di riposo sulla panchina posta in cima e poco dopo qualche istante, il cielo ci da il buon giorno, schiarendosi da nuove e nebbia, rivelando il magnifico panorama davanti a noi.

È sembrato quasi un miracolo. È accaduto tutto in un istante, sarà forse stata una metafora? Chi lo sa, ma anche qui, tutti gli sforzi e i disagi dovuti al tempo, alla fine ci hanno ripagate. Se avete la possibilità, consigliatissimo! Per completare il trail ci abbiamo messo circa un’ora tra andata e ritorno.

Proseguiamo poi, soddisfatte, verso il Nakalele Blowhole: un punto noto per lo sfiatatoio dove, quando si infrangono le onde, crea un effetto tipo geyser. Non avvicinatevi troppo, in quanto molto pericoloso, la forza dell’onda potrebbe risucchiarvi con niente, quindi fate attenzione.

Guidiamo poi fino al Makaluapuna point, dove è presente il Kapalua Labyrinth. La vista dalla scogliera è molto bella, ma questa tappa può essere benissimo saltata. Anche perché la guida tra il Nakalele Blowhole e il Makaluapuna point non è delle migliori condizioni.

Ci trasferiamo poi a Little beach. La spiaggia è davvero molto bella, ma famosa per essere la spiaggia nudista. Vi consigliamo altamente di visitarla la domenica pomeriggio: solamente in questo giorno della settimana, verso il tramonto si aprono le danze con musica dal vivo, tamburi, spettacoli dal vivo di mangiafuoco e gente nuda che danza a ritmo hawaiiano. L’aria di festa ci è davvero piaciuta e, a fine serata, abbiamo ammirato un cielo stellato davvero mozzafiato.

Se non vi sentite a vostro agio nella spiaggia nudista, affianco troverete anche Makena beach, dove non troverete nudisti, ma nemmeno lo spettacolo domenicale. Fidatevi se vi dico che tutto il divertimento sta a Little beach!

 

Giorno 6: Road to Hana (parte 1)

Il sesto giorno cominciamo la parte più attesa di tutto il viaggio: Road to Hana!

Il Road to Hana è l’autostrada che collega Kahului alla città di Hana, proseguendo poi fino a Kipahulu, attraversando quasi metà dell’isola di Maui. Sicuramente uno dei road trip degli Stati Uniti che più vi lascerà senza fiato, grazie ai paesaggi scenografici tra una curva e l’altra lungo la costa est dell’isola.

Molte persone decidono di intraprendere il Road to Hana in giornata, ma vi consiglio di seguire il nostro esempio e suddividerlo in due giornate, così da godervi ogni singola tappa e non dover essere costretti a correre o saltare qualche punto. Avendo il couchsurfer collocato a Kahului, questa volta, terminata la tappa del primo giorno, siamo risalite fino al punto di partenza, per poi ripercorrere la stessa strada il giorno seguente e riprendere da dove abbiamo lasciato. Questa opzione per noi era comunque più conveniente che cercare un alloggio che fosse di passaggio (dovete sapere che anche solo un posto letto in un ostello alle Hawaii può costare dai 40$ in su a notte) e la guida è talmente piacevole grazie alla vista offerta dalla natura, che non ci è dispiaciuto percorrere la stessa strada più volte. Ma se avete l’opportunità di sostare durante il percoso per Hana tra una giornata e l’altra, senza dover ritornare indietro, vi consiglio quest’opzione.

Ma tornando al nostro Road to Hana, la prima tappa imperdibile sono sicuramente le Twin Falls. Vi consiglio di arrivare presto al mattino, in quanto il parcheggio è limitato e si riempie molto facilmente. Arrivati all’entrata vi troverete di fronte ad uno stand dove potete acquistare frutta fresca, frullati, cocco, o il famosissimo Banana Bread. Superato il chiosco, c’è un breve tratto a piedi che porta alle cascate. La vegetazione è molto presente, sarete sommersi dalla natura e un tuffo in queste acque fredde sarà un toccasana, soprattutto al mattino presto. Le cascate non sono molto alte, c’è quindi anche la possibilità di arrampicarsi fino alla cima e tuffarsi senza alcun pericolo.

La sosta alle Twin Falls per noi è stata di circa un’ora.

Proseguendo con il Road to Hana, la tappa successiva è Huelo Lookout: un altro chioschetto che, come quello alle cascate, offre frutta e altri prodotti tipici, tra cui anche lo shaved ice, che non è altro che una semplice granita addolcita da quegli sciroppi artificiali (non ne sono una fan, ma se volete provare i prodotti tradizionali, è ottima per una pausa rinfrescante). La particolarità di questo piccolo stand è che affianco c’è una panchina con una vista imperdibile. Qui ho provato il Banana Bread, ma onestamente se ne trovano di migliori durante il percorso, ma vi consiglio comunque di fermarvi, anche solo per la vista.

Ci rimettiamo in viaggio, notando, poco dopo, una serie di macchine parcheggiate sul ciglio della strada. Nel nostro itinerario non avevamo segnato nulla nelle vicinanze, ma decidiamo comunque di fermarci a dare un’occhiata. E con nostro grande stupore ci ritroviamo davanti a questi enormi alberi dai mille colori. Si tratta dei Rainbow trees, ovvero una specie di eucalipti che hanno la particolarità di essere arcobaleno. Foto da instagram di successo assicurate!

Continuiamo verso il Waikamoi trail, una piccola passeggiata di meno di un miglio (circa 15 minuti) dove si possono ammirare diverse specie di alberi e piante. Onestamente, a meno che non siate appassionati di botanica, è una tappa che potete saltare, in quanto l’umidità e gli insetti non rendono la passeggiata particolarmente piacevole.

Ultima tappa della giornata: il Garden of Eden. Il costo di ingresso è di 15$ per vettura e all’interno troverete diverse specie di alberi tropicali, che non si vedono nella vita di tutti i giorni. Tra fiori, piante, frutti e alberi, consiglio di visitarlo per poter ammirare alla vegetazione particolare e scattare qualche foto. Inoltre sarete in ottima compagnia di simpaticissimi pavoni. Se siete appassionati di cinema, all’interno del giardino troverete anche il set cinematografico di una scena di Jurassic Park.

Durante la visita al Garden of Eden, essendo una parte molto umida ed esposta a piogge, è cominciato a piovere in modo abbastanza intenso. La parte positiva sono stati i magnifici arcobaleni che ci sono apparsi nei momenti in cui la pioggia si è fermata (d’altronde siamo nella terra degli arcobaleni). Purtroppo, però, nel nostro itinerario avevamo incluso anche il Keane Arboretum e le Upper Waikani Falls, ma viste le condizioni, totalmente fradice, ma comunque soddisfatte della giornata, decidiamo di rientrare verso l’alloggio del nostro nuovo couchsurfer a Kahului.

Il suo nome è Richard e, nonostante all’inizio fossimo titubanti dall’essere sue ospiti, ci siamo dovute ricredere. Richard è un amabile signore anziano sulla sessantina, ma la sua particolarità è che è un nudista. Non pretende che anche voi condividiate il suo stile di vita, ma vuole comunque assicurarsi che lo rispettiate senza brutte sorprese poi.

Sono sincera, avevamo accettato solamente perché gli altri couchsurfers erano già tutti presi, perché l’idea che fosse un nudista non ci attirava particolarmente, ma questo ci ha insegnato a non avere mai giudizi troppo affrettati. Arrivate davanti alla sua casa, ci ha accolte con molta ospitalità, ma la parte migliore era la casa in se: moderna, accogliente, pulita. Richard fa il couchsurfer quasi per professione, poiché riesce ad ospitare fino a sei persone alla volta, con le sue tre camere da letto dedicate, e anche a lungo termine: in quel momento stava ospitando un ragazzo da quasi tre mesi. Sembrava quasi di stare in un ostello, ma con la comodità di una casa. E proprio per questo motivo, si riesce a fare amicizia molto facilmente con altri viaggiatori da tutto il mondo.

E viste le condizioni piacevoli della casa, non ci ha infastidite affatto il fatto che Richard sia un nudista, anzi, ci ha fatte sentire totalmente a nostro agio a riguardo. La parte migliore della giornata è stato terminare con un bagno caldo nell’idromassaggio che ci ha offerto, ammirando il cielo stellato delle Hawaii al chiaro di luna.

Si, sto enfatizzando l’idea di bella vita in quel momento per farvi capire che qualche volta vale la pena non fermarsi davanti ai pregiudizi ma espandere la propria mentalità ed essere aperti a nuovi punti di vista.

 

Giorno 7: Road to Hana (parte 2)

Seconda parte del nostro Road to Hana, ripercorriamo la highway 36 e highway 360 cominciando con il programma stabilito da quel giorno. Ci fermiamo, quindi, come prima tappa alla Black Sand Beach, spiaggia particolare per il colore nero della sabbia, come fa intuire il nome. La sosta è breve, poiché, essendo abbastanza presto, le temperature non ci invogliano a tuffarci in acqua. Ma il contrasto tra le sabbie nere della spiaggia e l’azzurro dell’oceano crea un effetto incredibile nelle foto.

Ed eccoci arrivati a quello che si pensa sia la destinazione finale del road trip: Hana. Qui ci fermiamo subito alla Kaihalulu Beach, conosciuta anche come la Red Sand Beach. Non è stato facile trovarla, poiché non c’è una vera e propria entrata ma, anzi, molti cartelli dove segnano ‘Pericolo‘ o ‘Vietato oltrepassare‘. Ma noi non ci facciamo fermare dai cartelli e, seguendo un gruppetto di ragazzi, capiamo che in realtà dobbiamo proprio andare oltre questi cartelli (forse una tattica per allontanare i turisti indesiderati?). Vi avviso che il sentiero che porta alla spiaggia non è una passeggiatina, molto stretto e con qualche ostacolo da superare, ma con precauzione, si arriva tranquillamente alla spiaggia.

Qui sembra di catapultarci in un film anni ’50. Forse per via della difficile accessibilità, è una spiaggia molto tranquilla, isolata, unica grazie alla sabbia color rossiccio. Non abbiamo resistito e ci siamo tuffate immediatamente. Ci siamo fermate circa un’ora perché avevamo altre tappe da visitare, ma se lo avessimo saputo, avremmo gestito meglio le tempistiche per restare un po’ più a lungo alla Red Sand Beach.

Decidiamo di pranzare ad Hana, dove troverete un sacco di food truck molto allettanti. Nella cittadina, oltre alla possibilità di mangiare e alla spiaggia rossa, non trovate molto altro da visitare.

E quindi, non finita qui, proseguiamo ancora. Si, perché il Road to Hana non si ferma ad Hana, ma continua fino a Kipahulu. Arriviamo quindi a Waioka Pond, conosciute anche come Venus Pools, le piscine di Venere. Anche qui, non è stato facile trovarle. Non c’è alcuna indicazione e nonostante ci trovassimo sul punto indicato dalla mappa, non capiamo quale fosse la via. Fortunatamente ci sono una serie di auto parcheggiate che ci fa intuire fossimo sul posto giusto. E poi, da brave osservatrici, notiamo delle persone avviarsi oltre un cancello, verso degli alberi e decidiamo di seguirle. Ed è infatti, percorrendo questa via un po’ nascosta, che arriviamo al Waioka Pond.

Ci troviamo davanti a una scogliera abbastanza ripida dove poterci svagare con tuffi da brivido. Anche per me, che non ho paura delle altezze e adoro le situazioni adrenaliniche, non è stato facile buttarmi, ma prendete coraggio e fatelo perché ne vale la pena!

Dopo un paio di tuffi, ci rimettiamo in marcia verso le Wailua Falls, dove c’è anche la possibilità di fare il bagno. Visto il tempo contato che abbiamo (e fortuna che abbiamo deciso di suddividere il Road to Hana in due giorni), una rinfrescata al volo e via per l’ultimo stop della giornata: le Ohe’o Gulch, ovvero le Seven Sacred Pools, le sette piscine sacre.

Esse fanno parte del parco nazionale Haleakala e non dovete ripagare l’entrata, se siete già stati all’Haleakala National Park per ammirare l’alba al cratere, poiché il biglietto di entrata vale per i tre giorni successivi, per darvi appunto la possibilità di esplorare anche questo lato del parco in un secondo momento. Fate attenzione di rispettare i limiti dei tre giorni, noi, non facendoci caso, abbiamo sforato di un giorno, convinte il biglietto fosse ancora valido. Fortunatamente la guardia all’entrata ci ha fatte comunque passare senza costi aggiuntivi, ma ci è andata di cul*. Ripeto, se possedete il National Park Pass, non dovete preoccuparvene, essendo il parco incluso nel vostro pass.

Prima di tuffarci nelle piscine, decidiamo di incamminarci per il Pipiwai Trail prima che facesse buio. Si tratta di un hike di 4 miglia tra andata e ritorno (circa 6,5km) che porta alle Waimoku Falls. Per arrivare alle cascate e tornare alle piscine ci si impiega circa 2 ore.

Visto che il viaggio era quasi giunto al termine, questa camminata è stata la perfetta conclusione del Road to Hana, attraversando ponti sospesi e foreste di bamboo, arrivare alle cascate con la stanchezza (e la soddisfazione) di un viaggio abbastanza intenso addosso ci ha fatto davvero apprezzare tutto quello che abbiamo visto e vissuto nell’ultima settimana.

Dopo esserci godute le altissime cascate, torniamo alle piscine dove ci fermiamo ad ammirare il nostro ultimo tramonto hawaiiano dopo un bel bagno alle Ohe’o Gulch. Il luogo è composto da diverse piscine e più salite e più il percorso per raggiungere la successiva si fa impegnativo. Sta a voi decidere fino a quale proseguire.

Direi che poi si è fatta ora di rientrare, ma nessuno ci aveva avvisato come mai tutti tornassero indietro ripercorrendo il Road to Hana e non continuassero verso la stessa direzione. Ve lo spiego io: praticamente la strada… non esiste!

Poco dopo ci avventuriamo in una strada battuta che sembra non avere fine, senza luci e completamente isolata. Ammettiamo di esserci spaventate quando si è fatto buio pesto e la figura di una mucca comparire all’improvviso ci ha fatte credere di essere circondate da animali selvatici. Invece no, era solo una mucca, ma sembrava una scena da film horror in quel momento.

Ad una certa ci si avvicina alla costa e le scogliere sono molto ripide se non si fa attenzione. Dopo un paio d’ore a guidare in una strada che non esisteva, ci rassereniamo nel vedere le prime luci e i primi segni di civiltà e proseguiamo fino ad arrivare sane e salve verso la casa di Richard.

Dopo la nostra esperienza, vi raccomando di ripercorrere il Road to Hana per tornare indietro.

Nel Road to Hana, sono molto comuni gli stand, di cui vi ho già accennato, di frutta e frullati, dove vi consiglio di assaggiare i frutti tropicali tipici (fidatevi se vi dico che ho mangiato l’avocado più gigante e più buono della mia vita), lo shaved ice ed il banana bread. Ne troverete davvero molti lungo il percorso, così come delle cassette poste sul ciglio della strada contenenti frutta, dove si ha la possibilità di prendere liberamente ciò che si vuole, lasciando un’offerta libera (questo tipo di stand è più comune verso la fine del Road to Hana).

 

Giorno 8: ritorno a San Francisco

Avendo passato una settimana molto intensa e avendo un volo il primo pomeriggio, decidiamo di prendercela comoda e passare la mattinata a rilassarci. D’altronde, se ci si immagina essere alle Hawaii in una spiaggia e una noce di cocco in mano a rilassarsi sotto una palma, non è stato esattamente così per noi e, onestamente, siamo state molto felici di questa scelta. Ma volevamo comunque godere un momento di spiaggia e relax prima di ritornare alla vita da au pair.

Decidiamo quindi di tornare alla Baldwin Beach, essendo relativamente vicina all’aeroporto e anche perchè comunque ci era piaciuta molto il primo giorno a Maui.

Dopo una gigantesca Acai Bowl al Choice Healthy Bar di Paia, che raccomando tantissimo, ci rilassiamo alla Baldwin Beach. Parcheggiata l’auto, portiamo il nostro sguardo verso l’orizzonte e notiamo un meraviglioso arcobaleno davanti a noi. Sia io che la mia amica abbiamo avuto la sensazione che l’isola ci stesse dicendo addio augurandoci buon viaggio. Sarà sentimentale, ma ci piace credere che non fosse semplicemente un caso.

Verso ora di pranzo, breve stop all’autolavaggio, ricosegna dell’auto, controlli all’aeroporto e via per il ritorno verso San Francisco.

 

Noi abbiamo preso i voli San FranciscoHonolulu e KahuluiSan Francisco per 400$, dalla durata di circa 4 ore ciascuno. E un volo interno HonoluluKahului per 80$.

La nostra auto con la piattaforma Turo ci è costata 400$ e ci siamo trovate molto bene. Il proprietario ci ha inoltre dato qualche dritta riguardo l’isola.

Avendo utilizzato couchsurfing, non abbiamo pagato l’alloggio che, vi ripeto, alle Hawaii può essere molto costoso, in quando gli ostelli ci sarebbero venuti a costare 40$ a testa per notte.

Tra voli, noleggio auto, benzina, biglietti d’ingresso e spese varie come cibo, abbiamo speso meno di 1000$ a testa per otto giorni passati alle Hawaii.

Il nostro è stato un viaggio, nel possibile, low cost, avendo un budget limitato, dimostrando che con organizzazione, anche alle Hawaii, rinunciando a resort e all inclusive, si può otterere il massimo a un costo accessibile. Anzi, proprio per questa mentalità di spirito di avventura, siamo riuscite a vivere la parte più selvaggia delle due isole, facendoci passare una settimana intensa ma indimenticabile.

Si conclude qui l’itinerario di viaggio che io e la mia amica abbiamo organizzato per visitare Oahu e Maui. Fatemi sapere nei commenti se avete qualche domanda al riguardo o se ci siete stati mi farebbe piacere condividiate la vostra esperienza, magari suggerendo qualche posto o attività imperdibile non elencato nella lista. Non dimenticate di commentare e seguirmi sui social network per restare sempre in aggiornamento.

Aloha!

0 Comments

Submit a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

%d bloggers like this: